Un tipster che genera commissioni ricorrenti da uno o più network di affiliazione, con un canale attivo e una cadenza regolare di pubblicazione, sta esercitando un’attività abituale — e l’attività abituale, in Italia, richiede la partita IVA a prescindere dall’importo incassato. È uno dei fraintendimenti più diffusi nel settore: pensare che sotto una certa soglia di guadagno mensile si possa restare “occasionali” a tempo indeterminato. Non è così, e la differenza tra occasionalità e abitualità è la prima cosa da chiarire prima di parlare di regime forfettario, coefficienti e contributi.
Per il 2026 il regime forfettario resta il regime fiscale di riferimento per la quasi totalità dei tipster che aprono partita IVA individuale: soglia di ricavi a 85.000 euro, imposta sostitutiva agevolata, contabilità semplificata. Questa guida operativa copre l’apertura, la scelta del regime, il calcolo di imposte e contributi con un esempio numerico completo, e la fatturazione verso i network — inclusi gli errori più comuni che portano a pagare più (o meno) del dovuto, e le scadenze che è facile perdere di vista nel primo anno di attività quando non si ha ancora uno storico su cui basarsi.
Cosa porterai a casa da questo articolo:
- Come aprire la partita IVA passo per passo e quale codice ATECO scegliere
- Le soglie e i requisiti del regime forfettario aggiornati al 2026, incluse le cause di esclusione meno note
- Un esempio numerico completo: stesso fatturato, calcolo di contributi INPS e imposta sostitutiva
- Come fatturare correttamente le commissioni ricevute da un network di affiliazione gambling
Quando un tipster deve aprire la partita IVA
La legge italiana non fissa una soglia di fatturato per distinguere attività occasionale da attività abituale — il criterio è qualitativo, non quantitativo. Un’attività si considera abituale quando è svolta con regolarità, continuità e un minimo di organizzazione: un canale Telegram o un profilo social aggiornato con costanza, che genera commissioni ricorrenti da uno o più operatori tramite un network come Tipaffiliation, rientra quasi sempre in questa definizione fin dalle prime commissioni percepite, indipendentemente dall’importo.
L’attività occasionale (gestibile con una semplice ricevuta e ritenuta d’acconto, senza partita IVA) è pensata per collaborazioni sporadiche e non ripetute nel tempo — non per chi ha impostato un canale con l’intenzione di monetizzarlo in modo continuativo. Chi apre un canale con un piano editoriale, pubblica con cadenza regolare e percepisce commissioni mese dopo mese da un network di affiliazione ha, nella sostanza, avviato un’attività economica abituale, anche se il fatturato dei primi mesi è modesto. Continuare a operare senza partita IVA in questa condizione espone a un rischio concreto di accertamento e sanzioni retroattive, non a un vantaggio temporaneo.
Come si apre la partita IVA: i passaggi operativi
L’apertura della partita IVA individuale segue un percorso standard, comune a qualunque libero professionista o lavoratore autonomo:
1. Scelta del codice ATECO. È il passaggio più delicato per un tipster, perché non esiste un codice ATECO specifico per questa attività: la scelta ricade tipicamente tra 73.11.03 (pubblicità) e 63.91.00 (servizi di informazione), a seconda che l’attività sia orientata più alla promozione diretta di operatori o alla produzione di contenuti editoriali/informativi. Il confronto dettagliato tra i due codici, incluse le implicazioni fiscali di ciascuno, è nel nostro approfondimento su codice ATECO tipster: 73.11.03 vs 63.91.00.
2. Comunicazione di apertura all’Agenzia delle Entrate. Si presenta il modello AA9/12 (persone fisiche), telematicamente o tramite intermediario abilitato, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. In questa fase si indica anche il regime fiscale scelto — nella grande maggioranza dei casi, il regime forfettario.
3. Iscrizione alla Gestione Separata INPS. Obbligatoria per i liberi professionisti senza una cassa previdenziale di categoria propria — condizione che riguarda la quasi totalità dei tipster, dato che non esiste un albo professionale per questa attività. L’iscrizione si effettua tramite il portale INPS, generalmente entro 30 giorni dall’apertura della partita IVA.
4. Attivazione della fatturazione elettronica. Anche i forfettari sono oggi tenuti alla fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI) — l’esonero storico per i forfettari con ricavi contenuti è stato progressivamente superato. Serve quindi un codice destinatario o una PEC per la ricezione delle notifiche, oltre a un software o servizio di fatturazione compatibile con SDI.
Il regime forfettario nel 2026: requisiti e soglie aggiornate
Il regime forfettario, disciplinato dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, resta invariato nella struttura per il 2026 rispetto all’anno precedente, ma alcuni requisiti vanno verificati con attenzione perché condizionano l’accesso e la permanenza:
- Soglia di ricavi: 85.000 euro annui. Chi supera questa soglia ma resta entro 100.000 euro esce dal regime dall’anno successivo; oltre 100.000 euro l’uscita è immediata, con obbligo di applicare l’IVA dal momento stesso del superamento.
- Causa ostativa redditi da lavoro dipendente: chi ha percepito, nell’anno precedente, redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro non può accedere al regime forfettario. È una causa di esclusione spesso trascurata da chi ha un lavoro dipendente e fa il tipster come attività parallela.
- Imposta sostitutiva: 15% sul reddito imponibile, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività per chi rispetta specifici requisiti di novità (non aver esercitato, nei tre anni precedenti, un’attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare).
- Limite spese per personale: non superiore a 20.000 euro lordi annui — condizione marginale per la quasi totalità dei tipster, che operano come attività individuale senza dipendenti.
Regime forfettario o regime ordinario: quando conviene l’uno o l’altro
Il regime forfettario non è automaticamente la scelta migliore per chiunque apra partita IVA, anche restando sotto la soglia di 85.000 euro. È tipicamente vantaggioso quando le spese reali sostenute per l’attività sono inferiori alla quota di costi presunta dal coefficiente di redditività (22% del fatturato per il coefficiente 78%, 33% per il coefficiente 67%). Per un tipster con costi operativi contenuti — abbonamenti software, eventuale pubblicità a pagamento su piattaforme consentite, attrezzatura di base — questa condizione è quasi sempre verificata, ed è il motivo per cui il forfettario resta il regime naturale per la stragrande maggioranza di chi opera in questo settore.
Il regime ordinario (o semplificato) diventa più conveniente quando le spese reali superano sensibilmente la quota forfettaria riconosciuta — ad esempio un tipster che investe cifre consistenti in advertising a pagamento per far crescere il proprio canale, con costi documentabili superiori al 22-33% del fatturato a seconda del codice ATECO. In questo caso, il regime ordinario permette di dedurre analiticamente ogni spesa documentata, riducendo il reddito imponibile in modo più aderente alla situazione economica reale. La valutazione andrebbe rifatta ogni anno, non decisa una volta per tutte in fase di apertura, perché la struttura dei costi di un’attività può cambiare significativamente nel tempo — specialmente per un tipster che passa da un canale organico a una strategia con investimenti pubblicitari più consistenti.
Esempio numerico: stesso fatturato, imposta al 5% vs al 15%
Per rendere concreto il calcolo, ecco un caso lavorato end-to-end: un tipster con codice ATECO 73.11.03 (coefficiente di redditività 78%) e un fatturato annuo di 40.000 euro, interamente da commissioni di affiliazione gambling.
| Voce di calcolo | Primi 5 anni (imposta 5%) | Dal 6° anno (imposta 15%) |
|---|---|---|
| Fatturato annuo | 40.000 € | 40.000 € |
| Reddito forfettario (coefficiente 78%) | 31.200 € | 31.200 € |
| Contributi INPS Gestione Separata (26,07% su 31.200 €) | 8.133,84 € | 8.133,84 € |
| Reddito imponibile fiscale (dopo deduzione contributi) | 23.066,16 € | 23.066,16 € |
| Imposta sostitutiva | 1.153,31 € (5%) | 3.459,92 € (15%) |
| Netto disponibile (fatturato − contributi − imposta) | 30.712,85 € | 28.406,24 € |
La differenza tra le due aliquote su questo fatturato è di 2.306,61€ l’anno — l’intero vantaggio dei primi cinque anni di attività, che va pianificato in anticipo perché non è retroattivo né rinnovabile una volta esaurito.
Va sottolineato un punto spesso frainteso: il coefficiente di redditività non è una deduzione delle spese realmente sostenute. Se il tipster ha sostenuto spese reali inferiori al 22% del fatturato (100% − 78%), il regime forfettario è vantaggioso; se le spese reali sono superiori, il regime ordinario con deduzione analitica potrebbe convenire di più. È una valutazione da fare caso per caso, idealmente con un commercialista, non un’ipotesi automatica — e va ripetuta ogni volta che la struttura dei costi dell’attività cambia in modo significativo, non decisa una tantum al momento dell’apertura della partita IVA.
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Contributi INPS Gestione Separata: cosa cambia rispetto a un dipendente
Per il 2026, secondo la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, l’aliquota della Gestione Separata è del 26,07% per chi non è pensionato e non è iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria (25% IVS + 0,72% per prestazioni assistenziali + 0,35% per l’ISCRO, l’indennità di cessazione per i professionisti), e del 24% per chi è già pensionato o coperto da altra gestione previdenziale obbligatoria.
Due punti generano confusione ricorrente tra chi apre partita IVA per la prima volta:
Il minimale di 18.808 euro non è un contributo minimo da versare comunque. A differenza della Gestione Artigiani e Commercianti (che prevede contributi fissi annuali indipendentemente dal reddito), la Gestione Separata non ha un importo minimo dovuto: si paga esclusivamente in proporzione al reddito effettivamente prodotto. Il minimale di 18.808 euro serve solo a determinare se, ai fini pensionistici, viene accreditato un anno intero di contribuzione o un accredito proporzionale al reddito inferiore.
La riduzione contributiva del 35% non si applica alla Gestione Separata. È una agevolazione riservata a chi versa alla Gestione Artigiani e Commercianti, non ai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata — un tipster che legge di questa riduzione in guide generiche sul regime forfettario rischia di aspettarsela erroneamente sulla propria posizione contributiva.
Come fatturare le commissioni ricevute da un network
La fatturazione verso un network di affiliazione come Tipaffiliation segue le regole standard del regime forfettario, con alcune specificità pratiche:
- Fattura elettronica via SDI, senza applicazione dell’IVA, con la dicitura “operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014” — non un’esenzione IVA generica, ma il riferimento normativo specifico del regime forfettario.
- Nessuna ritenuta d’acconto. A differenza delle collaborazioni occasionali, i forfettari non subiscono la ritenuta d’acconto sui compensi fatturati: l’importo incassato corrisponde all’intero importo in fattura, salvo la tassazione che il tipster gestisce autonomamente.
- Principio di cassa. Le commissioni rilevano fiscalmente nel momento in cui vengono effettivamente accreditate, non quando maturano. Una commissione generata a dicembre ma pagata a gennaio dell’anno successivo, come spesso accade con i cicli di pagamento mensili posticipati tipici dei network di affiliazione (si veda il nostro approfondimento sui modelli di pagamento CPA, RevShare e ibrido), va fatturata e dichiarata nell’anno dell’incasso effettivo, non in quello di maturazione.
- Periodicità della fattura. Non esiste un obbligo di fatturazione per singola commissione: la maggior parte dei tipster emette una fattura cumulativa al momento di ogni pagamento ricevuto dal network, secondo la cadenza (mensile o altra) prevista dal contratto di affiliazione.
Come Tipaffiliation supporta i tipster in questa fase
Aprire la partita IVA è un passaggio che un tipster affronta da solo, o con il proprio commercialista — non è un servizio che un network di affiliazione fornisce direttamente, né dovrebbe farlo, dato che si tratta di consulenza fiscale personalizzata. Quello che un network strutturato come Tipaffiliation può offrire è chiarezza sul lato pratico della collaborazione una volta che la partita IVA è attiva: dati precisi sulle commissioni maturate per periodo, distinzione chiara tra importi maturati e importi effettivamente incassati (rilevante per il principio di cassa), e riferimenti amministrativi corretti — ragione sociale, partita IVA, indirizzo — per intestare correttamente le fatture emesse verso il network.
È un dettaglio apparentemente minore, ma che nella pratica fa risparmiare tempo prezioso a un tipster alle prime armi: sapere esattamente quali dati inserire in fattura, con quale periodicità, e avere un riferimento affidabile (l’affiliate manager dedicato, quando presente) a cui chiedere chiarimenti su importi o tempistiche, riduce sensibilmente il margine di errore nella gestione amministrativa della propria attività.
Gestire il primo anno: pianificazione di cassa e scadenze da segnare
Il primo anno di attività con partita IVA è quello in cui si commettono più errori di pianificazione, semplicemente perché non esiste ancora uno storico su cui basare le proprie previsioni. Alcuni accorgimenti pratici riducono il rischio di trovarsi con importi imprevisti da versare.
Accantonare, non spendere, appena arriva la commissione. Il principio di cassa significa che l’imposta e i contributi sul reddito di un mese si calcolano a consuntivo, non trattenuti automaticamente come avviene per un dipendente in busta paga. Un errore comune tra chi apre partita IVA per la prima volta è considerare l’intero importo fatturato come “guadagno netto disponibile”, per poi scoprire mesi dopo di dover versare contributi e imposta su cifre già spese. Una regola pratica diffusa tra i professionisti è accantonare subito circa il 30-35% di ogni fattura incassata, in un conto separato, per coprire con margine contributi e imposta sostitutiva calcolati sul coefficiente di redditività applicabile.
Tenere traccia separata di maturato e incassato. Con i cicli di pagamento posticipati tipici dei network di affiliazione — una commissione generata a fine mese viene spesso liquidata il mese successivo — è facile perdere il conto di cosa è stato effettivamente incassato in un dato anno fiscale rispetto a quanto generato. Un foglio di calcolo semplice, aggiornato a ogni pagamento ricevuto (non a ogni conversione generata), evita sorprese in fase di dichiarazione.
Verificare la propria posizione prima di superare soglie critiche. Sia la soglia di 85.000 euro sia quella di 100.000 euro producono effetti diversi a seconda di quando vengono superate nell’anno. Un tipster che si avvicina a questi limiti dovrebbe verificare la propria posizione con il commercialista con qualche mese di anticipo, non a consuntivo, per valutare se e come gestire il passaggio al regime ordinario in modo pianificato piuttosto che subito come conseguenza automatica.
Errori comuni da evitare
Oltre ai due fraintendimenti sui contributi già trattati, altri errori ricorrenti tra i tipster alle prime armi con la partita IVA:
Dimenticare gli acconti F24. L’imposta sostitutiva e i contributi INPS non si pagano solo a saldo l’anno successivo: sono previsti acconti (tipicamente a giugno e novembre) calcolati sulla base del reddito dell’anno precedente. Chi non li considera nella propria pianificazione di cassa rischia di trovarsi con importi significativi da versare in un’unica soluzione.
Non verificare la causa ostativa da lavoro dipendente ogni anno. La soglia di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente va verificata sull’anno precedente, non su quello in corso — un tipster che nel 2026 supera questa soglia con il proprio lavoro dipendente principale perde l’accesso al forfettario dal 2027, anche se il fatturato da tipster resta ampiamente sotto 85.000 euro. È una causa di esclusione che riguarda un numero significativo di tipster, dato che molti svolgono questa attività come secondo lavoro accanto a un impiego dipendente a tempo pieno, e che va ricontrollata a ogni cambio di stipendio, promozione o nuovo contratto di lavoro — non verificata una sola volta all’apertura della partita IVA e poi data per acquisita permanentemente.
Scegliere il codice ATECO in base alla convenienza fiscale immediata, non all’attività reale. Il coefficiente più basso non è sempre la scelta giusta se non riflette la reale natura dell’attività svolta: in caso di controllo, un codice ATECO che non corrisponde a ciò che il contribuente fa concretamente espone a contestazioni indipendenti dal vantaggio fiscale che si pensava di ottenere. La regola pratica è scegliere il codice che descrive con più precisione l’attività prevalente effettivamente svolta, e valutare l’impatto fiscale come conseguenza di quella scelta, non come criterio di partenza — un approccio che protegge sia dal rischio di accertamento sia da un’eventuale riqualificazione dell’attività con effetti retroattivi su imposte e contributi già versati secondo il coefficiente sbagliato.
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Domande frequenti sulla partita IVA forfettaria per tipster
Quando un tipster deve aprire la partita IVA?
Quando l’attività è svolta con regolarità e continuità — un canale attivo che genera commissioni ricorrenti — indipendentemente dall’importo incassato. L’occasionalità è un’eccezione limitata, non la normalità per chi collabora stabilmente con un network.
Qual è la soglia del regime forfettario nel 2026?
85.000 euro annui di ricavi. Oltre questa soglia ma sotto 100.000 euro l’uscita è dall’anno successivo; oltre 100.000 euro l’uscita è immediata con obbligo IVA dal momento del superamento.
Quale coefficiente di redditività si applica a un tipster?
Dipende dal codice ATECO: 73.11.03 (pubblicità) rientra nel gruppo al 78%, mentre 63.91.00 (servizi di informazione) rientra nel gruppo al 67%.
Quanto si paga di contributi INPS con la Gestione Separata nel 2026?
26,07% per chi non è pensionato e non iscritto ad altra gestione obbligatoria; 24% per chi lo è. L’aliquota si applica al reddito imponibile dopo il coefficiente di redditività, non al fatturato lordo.
Il minimale INPS di 18.808 euro è un importo minimo da pagare comunque?
No: per la Gestione Separata non esiste un contributo minimo fisso. Il minimale serve solo a determinare l’accredito pensionistico pieno o proporzionale.
Come si fattura una commissione ricevuta da un network di affiliazione gambling?
Fattura elettronica via SDI, senza IVA con dicitura ex art. 1 commi 54-89 L. 190/2014, senza ritenuta d’acconto, secondo il principio di cassa al momento dell’incasso effettivo.
Un tipster in regime forfettario può dedurre le spese sostenute per la propria attività?
No in modo analitico: il coefficiente di redditività rappresenta già, in modo presuntivo, la quota di costi riconosciuta. L’unica detrazione ammessa prima dell’imposta sono i contributi previdenziali versati nell’anno.
Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza fiscale personalizzata: prima di aprire la partita IVA o scegliere il regime fiscale, verifica la tua situazione specifica con un commercialista.
Il gioco è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza patologica.
Articolo redatto da Bover per Vector Management. Vector srl (P.IVA 09532751212) opera nel settore gambling AAMS in conformità al Decreto Dignità (D.L. 87/2018) e alle linee guida AGCOM.